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Dicono di noi

Auguri “Viareggio”: il calcio è dei giovani
Il Torneo di Viareggio raggiunge il traguardo storico dei sessanta anni.
Oltre mezzo secolo di storia in cui questa meravigliosa manifestazione è stata testimone di quanto il vivaio italiano sia capace di esprimere talenti assoluti, destinati a scrivere anche pagine importanti della storia del nostro calcio.
Un calcio che guarda con sempre maggiore attenzione ai suoi giovani se è vero, come è vero, che società di primissimo piano - intendo la Roma, la Juventus, la Fiorentina - hanno tracciato un solco lungo il quale chi vorrà potrà accodarsi. Penso a De Rossi e Aquilani, a Nocerino e Palladino, a Pazzini e Montolivo.
Sostengo da tempo che chi tra questi ragazzi non è ancora arrivato alla Nazionale maggiore potrè farlo presto, grazie alle qualitè che sa esprimere.
Le istituzioni internazionali - in prima battuta la Uefa - spingono sempre più le singole federazioni a valorizzare il proprio vivaio nazionale: la crescita esponenziale del numero di ragazzi in rosa va esattamente in questa direzione.
Devo dire che in Italia, tranne qualche esempio raro, questi stimoli giunti dall’estemo sono serviti soprattutto a mantenere viva una tendenza che comunque è insita nella nostra tradizione.
E’ vero che qualche giovane bravo sceglie di andare all’estero, ma questo rientra nella libera circolazione che in Europa vale per tutte le professioni: l’importante è che il serbatoio non si esaurisca mai. E finora non si è mai esaurito.
Uno studio del Centro tecnico di Coverciano dice che Roma e Rea1 Madrid hanno i vivai più prolifici d’Europa elo documenta.
In questa stessa classifica, tra le prime dieci, figurano anche il Milan e l’Atalanta.
Insomma, siamo ben rappresentati e credo che i club italiani in futuro sapranno mantenere le posizioni, magari migliorarle ancora.
La sospirata redistribuzione dei diritti tv prevede anche una percentuale di risorse da destinare ai vivai: un altro aspetto importante.
E al ai là di tutto quello che si muove intorno contano loro, i ragazzi che diventano talenti e magari campioni.
Il Torneo di Viareggio ha accompagnato la crescita di queste stelle anno dopo anno, ce le ha svelate una ad una. Aspettiamo che anche stavolta la manifestazione giovanile più datata - ma che in realtà non invecchia mai - al suo sessantesimo appuntamento con la storia, ci racconti di nuovi talenti.
Per ritrovarli presto campioni.

Alessandro Vocalelli
direttore Corriere dello Sport - Stadio


Nel mondo per crescere
Ieri Giovinco, Paro, De Ceglie, Palladino, Mirante, solo per femaci in casa juventina.
E domani? Occhio al Viareggio, come sempre. La strepitosa passerella di calcio “verde” è tradizionalmente anticipatrice di talenti veri, un appuntamento da sottolineare in agenda perchè consente di passare a un vaglio critico più che probante giocatori ancora allo stato di ipotesi e ragazzi già “a punto”, pronti per il professionismo.
Osservatori e tecnici lo sanno bene: al Viareggio bisogna esserci.
Un rendez vous è ancora più importante e cruciale per i giovani protagonisti, pronti a cogliere nel Viareggio un’ottima occasione per fare esperienza su livelli internazionali.
La quantità di squadre ai nastri di partenza, che per un verso potrebbe andare a scapito della qualità del torneo, diventa così un fattore positivo di crescita per il calcio italiano.
Inutile sottacerlo, quando le nostre rappresentative azzurre giovanili escono dai patrii confini, la messe - Under 21 a parte - è scarsina, il successo europeo dell’Under 19 di Berrettini è stato un caso isolato.
D’accordo, il palmarès della Coppa Carnevale parla chiaro, vedi l’exploit dell’uruguaiana Juventude nel 2006 dopo 26 anni di predominio dei nostri club, e però peccherebbe di esagerato ottimismo chi ignorasse, i problemi che pure assillano il nostro movimento calcistico di base.
Manca in primo luogo un progetto per la valorizzazione della nostra scuola calcistica fin dai primi gradini, quello che ci consentirebbe di innalzare la qualità media dei ragazzi, oggi non elevata. Inutile, in epoca di Europa allargata, aspettarsi più di tanto dal riconoscimento della specificità dello sport, finalmente inserita nel trattato Ue.
Meglio investire decisamente, ad esempio, nel rilancio dell’educazione fisica, “materia” scandalosamente negletta nei nostri istituti scolastici (e qui in gioco - penso alle buone regole d’alimentazione - non c’è solo la salute di futuri campioni, ma il benessere tout court delle generazioni a venire). Meno sogni, più realismo.
Torniamo al campo, per augurare alla eletta schiera dei giovani di tutto il mondo riuniti per il Viareggio di vivere al meglio questi giorni formativi e appassionanti. Il Guerin Sportivo, con le pagine di Spring curate da Gianluca Grassi, sarà ancora una volta, in prima fila,

Andrea Aloi
direttore del Guerin Sportivo


Vivai: una speranza per il futuro
Ogni volta che mi viene nominata la città di Viareggio, immediatamente i miei ricordi vanno indietro nel tempo e non possono non riportarmi ad uno dei momenti certamente più felici della mia carriera di calciatore, alla partecipazione del prestigioso torneo giovanile, alla vittoria di ben due edizioni quando la squadra di Vicenza si chiamava ancora Lanerossi.
Momenti indimenticabili che, seppur lontani (era il 1954-55), restano indelebili nella mia mente, limpidi, felici. Era un calcio diverso, certo, ma l’emozione di partecipare (e vincere) un Viareggio credo che nel tempo abbia conservato tutto il suo fascino per qualsiasi giovane che si appresti a vivere una esperienza unica, come quella di far parte di una manifestazione ormai considerata, a ragione, un “mondiale” per club a livello giovanile.
La “Coppa Carnevale” è arrivata alla sua 60ª edizione, una ricorrenza importante, un traguardo considerevole che testimonia quanto di buono sia stato fatto fino ad oggi da chi si è sempre prodigato, con volontà e passione, perché questa manifestazione andasse via via crescendo, mettendo in evidenza piccoli-grandi campioni che sono riusciti in seguito a dar lustro al nostro calcio. Ed è questo l’augurio che ogni anno si rivolge ad una “vetrina” così prestigiosa, quello di “sfornare” ancora una volta i calciatori del futuro, quelli che sapranno, già da domani, regalarci vittorie ed emozioni.
L’Associazione Calciatori, del resto, ha sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani, ha sempre considerato fondamentale lo sviluppo dei vivai, la salvaguardia dei settori giovanili. A tale proposito, recentemente è arrivata dal Portogallo una buona notizia: i ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea, riunitisi a Lisbona, hanno siglato il nuovo trattato in cui un articolo (il 149) riconosce la specificità dello sport e costituisce un primo passo verso una riconquistata autonomia dello sport. La sua entrata in vigore è prevista per i primi mesi del 2009.
L’articolo 149 recita testualmente: “L’Unione Europea dovrà contribuire alla promozione delle attività sportive, tenendo conto della specifica natura dello sport, delle sue strutture basate sull’attività volontaria e della sua funzione sociale ed educativa”. E prosegue: “La dimensione europea va sviluppata anche nello sport, promuovendo l’imparzialità nelle competizioni sportive, la comparazione tra gli organismi responsabili del settore sportivo e proteggendo l’integrità fisica e morale degli atleti e delle atlete, specialmente tra i più giovani”.
Si tratta di un passaggio molto atteso, salutato con toni generalmente positivi, se non entusiastici, dai vertici dello sport e del calcio in particolare. In effetti, l’affermazione della specificità dello sport che viene dai vertici dell’Unione Europea è una presa di posizione fondamentale: l’attesa è durata dodici anni, da quando la sentenza Bosman della Corte di giustizia europea nel 1995 spiazzò completamente l’organizzazione mondiale del pallone. Adesso, quei concetti inseriti nella bozza del nuovo trattato (sport, specificità, struttura, valori sociali) costituiscono la base giuridica per affermare che lo sport è un’attività con finalità più “sportive” che “economiche”. E che dunque può sfuggire in qualche modo alle norme comunitarie, in sostanza alle regole sul mercato e sulla concorrenza, che lo hanno davvero cambiato (a cominciare dal calcio con la sentenza Bosman) rendendolo quasi un’attività commerciale. Il passo compiuto dai ministri degli Stati membri dell’Unione Europea è importante soprattutto perché di specificità dello sport si era già parlato a Nizza nel 2000 e perché la Costituzione europea, che conteneva lo stesso articolo, nel 2004 non entrò in vigore. Ora bisognerà vedere come il principio affermato si tradurrà nella realtà; il che significa che ci vorranno leggi, regolamenti e direttive dell’Ue, e anche provvedimenti dei 27 Stati per rendere concreto questo principio. Con la specificità potremmo avere nel calcio non tanto discriminazioni per nazionalità inaccettabili a tutti i livelli Ue, ma per esempio, per la tutela dei vivai, l’obbligo di schierare un numero minimo di giocatori cresciuti nel club o nella federazione.
Nella direzione della tutela del patrimonio tecnico nazionale, attraverso la valorizzazione dei settori giovanili, il Torneo di Viareggio è un punto di riferimento fondamentale.

Sergio Campana


Sessant’anni di gioventù
Il Torneo di Viareggio non sente l’età anzi si rilancia alla grande in una edizione che si annuncia memorabile nei numeri e nello spettacolo. Imitato da molti nel resto del mondo, resta sempre l’unico appuntamento a cui nessun giovane calciatore vorrebbe rinunciare.
E’ la storica palestra del calcio, un laboratorio dentro il quale si sperimentano le capacità tecniche e morali dei nostri talenti.
Primo vero e autentico banco di prova dove pochi sono gli appelli e solo i più bravi reggono fino in fondo la tensione dell’evento.
E’ il futuro dei ventenni nati alle soglie del Duemila, come lo è stato in passato per una miriade di campioni italiani e internazionali che sui campi della “Coppa Carnevale” hanno iniziato a mettersi in vetrina costruendosi poi nel tempo una luminosa carriera.
L’azzurro Italia nel 1982 in Spagna e nel 2006 in Germania ha trionfato con giocatori che per la maggior parte hanno fatto i primi passi proprio al “Viareggio”. Da Zoff a Buffon, da Antognoni a Del Piero è passato un simbolico testimone mondiale che continua ad inorgoglire il Centro Giovani Calcia Under 20.
Dall’edizione zero vinta dal Bar Lencioni nel febbraio del 1948, di strada ne ha stata fatta tanta tra mille sacrifici confortati da altrettante idee che in sessant’anni hanno sviluppato una crescita e un’immagine di taglio internazionale. Torneo innovativo al punto da anticipare i tempi anche rispetto alla “gran madre” Fifa.
Il passaggio a 32 squadre è stato fatto prima del medesimo incremento di Francia ‘98.
Il Viareggio è un “miracolo” organizzativo che vive sul volontariato di un gruppo di soci appassionati e di un presidente lungimirante come Alessandro Palagi .
Un dirigente che ha avuto il coraggio strategico, tre edizioni fa, di allargare la manifestazione a 48 squadre.
Poteva essete un rischio, invece è stato un ardire manageriale che ha avuto un incredibile ritorno anche in un momento di generale congiuntura internazionale. La griglia di partenza del 60° appuntamento è stata fissata alla vigilia di Natale, e a malincuore diversi club sono stati messi in lista di attesa per la prossima edizione.
E’ il calcio della speranza per i ragazzi in rampa di lancio, ma anche per le società che, oggi come non mai, devono programmare la loro crescita interna. Lo imporranno a breve le direttive Uefa (giovani del vivaio in prima squadra), lo impone il bilancio presente e futuro. Guardare al Viareggio è sempre stato un piacere e una curiosità costante, ora è diventato un obbligo per restare al passo coi tempi del calcio.

Loris Marzocchi
direttore Tuttosport


Coppa Carnevale: una favola senza tempo
Tenete bene a mente due date: 20 novembre 1947 e 24 febbraio 1949. Due date strettamente legate tra loro. La prima è il giorno della nascita del Centro Giovani Calciatori, l’altra la data della prima partita ufficiale della Coppa Carnevale, la creatura della società nata proprio con l’impegno di organizzare un torneo giovanile di calcio.
E siccome, da sempre, al Centro non piace fare le cose a caso ecco che la Coppa Carnevale vive un’edizione “numero zero” nel 1948 con la partecipazione di squadre locali vinta dal bar Lencioni e che fece registrare un buon successo di pubblico.
Il successo dà coraggio a Torquato Bresciani e compagnia bella e per il 1949, decidono di organizzare un torneo internazionale con un occhio al budget che è di 600 mila lire.
La sfilata inaugurale vede allineate sul terreno di gioco sette squadre italiane: Cgc Viareggio, Rappresentativa della Lega di Livorno, Fiorentina, Lucchese, Lazio, Milan e Sampdoria, due francesi: Olympique Nizza e Rapid Mentone e gli svizzeri del Bellinzona.
C’è il sole, come spesso succede a Viareggio anche in pieno inverno, quel 24 febbraio 1949 quando l’arbitro pisano Landucci fischia l’inizio tra la rappresentativa del Cgc e quella livornese, prima storica partita della Coppa Carnevale.
Vincono i viareggini per 4-1 anche se negli annali il nome del primo realizzatore della storia del torneo è del centravanti livornese Cecchini.
Passa al secondo turno anche la Fiorentina con in campo Sergio Cervato, il primo giocatore nella storia della Coppa Carnevale ad indossare la maglia della Nazionale, ma che sarà eliminata dal Bellinzona alla monetina.
In finale ci vanno Milan e Lazio con i rossoneri che si impongono per 5-1. Ad aprire le denza dopo appena un minuto il milanista Poletti che dopo 59 edizioni detiene ancora il record del gol-lampo in una finalissima. Vale la pena di ricordare i primi undici campioni: Bardelli, Belloni, Bianciardi, Angelici, Zonch, Tagliabue, Crippa, Manenti, Santagostino, Lega, Poletti.
Tutto questo accadeva tanti anni fa, come in una favola. Una bella favola quella della Coppa Carnevale, che ogni anno vive un nuovo affascinante episodio nel periodo in cui a Viareggio tutto è magia, i sogni costano niente e a volte si avverano come è accaduto per molti ragazzi che proprio dal torneo hanno spiccato il volo verso il calcio che conta.

Massimo Guidi - Il Tirreno


Edizione storica per la Coppa Carnevale
Ci risiamo, perchè puntuale è arrivata la “Coppa carnevale” che ha raggiunto l’invidiabile edizione numero 60.
Quest’anno la manifestazione giunge in un periodo insolito, infatti C’è stato appena il tempo di lasciarci alle spalle le feste di Natale che è arrivato questo appuntamento sempre molto atteso da parte, non solo dei protagonisti del presente, ma anche da pare di quelli del passato.
Singolari sono infatti a distanza di tempo da quando hanno preso parte alla manifestazione da protagonisti, che giungano a Viareggio richieste per avere copie dell’Almanacco della Coppa Carnevale che è stato realizzato con successivi aggiornamenti, questo per dimostrare che l’interesse per questo Torneo è vivo per tutto l’anno.E basta recarsi fuori da’ Viareggio per capire quale sia poi la considerazione che c’è anche per gli organizzatori stessi, che sono presi come esempio da molti altri dirigenti.
Alla vigilia di questa edizione, che segna una tappa importante nella gloriosa storia del Centro Giovani Calciatori di Viareggio c’è stata la meditazione da parte degli infaticabili dirigenti viareggini se allargare la rosa delle squadre partecipanti, vista la grande richiesta che arriva puntuale, non solo a livello nazionale, ma anche internaziona1e.
Ppoi tutto è rimasto come gli altri anni, anche se c’è comunque grande attesa per questa manifestazione, che per ogni edizione è sempre riuscita a polarizzare su di sè l’attenzione generale.
Il presidente del Cgc, Alessandro Palagi ha ritirato recentemente la Medaglia d’Oro al Merito sportivo che il Coni ha assegnato alla società viareggina per tutto quello che ha fatto nel corsodi questi anni.
“Si tratta di un premio al lavoro di tanti dirigenti che con la forza del volontariato - dice il presidente Palagi - hanno sempre lavorato nel corso di questi anni. il premio va a tutti coloro che purtroppo ci hanno lasciato e che hanno contribuito a rendere grande il Centro Giovani.
Un grazie a tutti coloro che li hanno succeduti nel tempo e che oggi con il sottoscritto permettono che si riesca ad andare avanti, malgrado le molte difficoltà.
Ancora una volta siamo pronti ad iniziare una nuova stimolante ed entusiasmante avventura, sperando di riuscire a trasmettere a tutti le grandi emozioni che per gli appassionati del gioco del calcio sono uniche”.

Roy Lepore - Il Tirreno


Coppa Carnevale: tutti gli anni una certezza
Il più grande e prestigioso “sponsor” della Coppa Carnevale 2008 ha un nome altisonante. Quello del neo presidente dell’Uefa Michel Platini vincitore in passato a Viareggio anche del premio intitolato a Gaetano Scirea che viene consegnato nella serata di gala, al termine della giornata inaugurale del Torneo. Quella sera del 1998 Platini non riuscì ad essere presente. Lo sarà idealmente in questa edizione dopo che ha inserito nelle linee guida della sua presidenza Uefa l’obiettivo di far giocare soltanto cinque stranieri (anche comunitari) per squadra. Un chiaro messaggio per le società italiane e non, che debbono puntare sul settore giovanile per crearsi in casa i ricambi risparmiando tanti soldi e assicurando linfa nuova non soltanto alle proprie squadre maggiori ma a tutte le nazionali.
Parole sagge quelle del grande Platini e messaggio che tanti in Italia hanno già recepito. Lo si è visto nelle ultime edizioni della Coppa Carnevale e probabilmente la conferma arriverà anche quest’anno. Ora più che mai sono i giovani il futuro e quale migliore palestra del Torneo mondiale per lanciarli sul palcoscenico e fare maturare loro esperienze contro avversari che arrivano da altri mondi calcistici e quindi anche tatticamente possono farti crescere?
La Juventus e la Roma spendono parecchio e bene sulle giovani leve e questo loro esempio ora è stato seguito anche dall’Inter che di giocatori fatti in casa nella prima squadra ne ha pochissimi. Sarà questo uno dei motivi fondamentali della storica edizione del sessantennale della Coppa Carnevale, una manifestazione che ritrova serenità dopo il ciclone dello scorso anno. Scampata a un terremoto che avrebbe distrutto anche le fondamenta più resistenti. Per i tragici fatti di Catania in cui perse la vita l’ispettore Raciti il Torneo ha rischiato di morire. Ma la tempra dei dirigenti del Centro Giovani Calciatori è di ferro e la manifestazione è riuscita a superare il difficilissimo passaggio, facendo tesoro di tutte le esperienze vissute dal 1949 a oggi. Sessant’anni e non sentirseli. In una città che perde tantissime occasioni e dilapida un patrimonio di tradizioni quella della Coppa Carnevale resta, per fortuna, una certezza. Ma non per caso. Dietro a questo successo c’è un lavoro che si perpetua anno dopo anno, frutto di quello che si chiama entusiasmo e che anima l’attività di un gruppo di dirigenti davvero instancabile. E il segreto del Torneo sta proprio qui. Per questo la Coppa Carnevale avrà una lunga vita.

Enrico Salvadori - La Nazione


Tango argentino per la Coppa Carnevale
A distanza di un quarto di secolo, gli argentini del River Plate tornano a fare... capolino alla Coppa Carnevale. Una squadra, quella della capitale Buenos Aires, che si porta dietro storia, tradizione e campioni. Ma è soprattutto il calcio argentino che torna con una squadra di alto lignaggio all’appuntamento con la manifestazione giovanile più importante del mondo, dopo esperienze non brillantissime — anche a livello di immagine (ricordate lo scorso anno lo show del Real Arroyo sul campo di Arenzano contro il Genoa) — non solo non fanno bene al calcio giovanile ma a tutto il movimento del pallone.
Il River Plate sbarca in Italia con la benedizione del presidente José Maria Aguilar e dell’allenatore della prima squadra, l’ex centrocampista del Pisa, della Lazio e dell’Inter Diego Simeone, che certamente avrà al seguito dei giovani i suoi osservatori per vedere da vicino i prodotti del vivaio di un club, che proprio dai giovani, ha sempre trovato grandissime risorse sia economiche che umane. Un River Plate che — ne siamo certi — vorrà essere subito protagonista per scrivere il nome nell’albo d’oro della manifestazione viareggina dove si nota per l’appunto la mancanza di un club argentino.
Fra le prime formazioni a mettere piede alla Coppa Carnevale ci fu il Boca Junior negli anni ’70, estromesso dalla finalissima con il Milan, da un’Inter molto compatta ma anche da alcune decisioni arbitrali — del fischietto Mascali di Desenzano — che ancora oggi lasciano un po’ perplessi nel ricordo di chi quel giorno era presente al vecchio "Picco" della Spezia. In quella squadra militavano Miguel Vitulano e Sergio Ferrero, il primo ha fatto fortuna in Italia, il secondo in Spagna. Nel 1980, il debutto del River Plate, che superò il primo turno, ma venne eliminato dal Napoli ai quarti di finale alla kermesse dei rigori. Nel 1989, un anno quasi d’oro per gli argentini con il Deportivo Italiano, formazione di Buenos Aires che schierava un giovane attaccante — in prestito dal Newell’s Old Boys (che in seguito arriveranno alla Coppa Carnevale, con il Platense ma non molta fortuna) — dal futuro magnifico: Gabriel Omar Batistuta. Il bomber argentino si segnalò per una tripletta contro il Cska di Sofia ma fallì anche il rigore decisivo nei quarti di finale contro il Torino. Nel 1999, il ritorno del Boca Junior (nella rosa c’era l’attuale interista Burdisso) finisce subito alla fase eliminatoria, due anni dopo il debutto — con eliminazione ai quarti da parte del Milan, che poi avrebbe vinto il torneo — del Quilmes: poi ancora negli anni a seguire il Boca,il Deportivo Espanol, l’Arsenal e lo scorso anno il Real Arroyo senza brillare. Toccherà al River Plate lanciare in orbita le quotazioni argentine alla Coppa Carnevale? La risposta al campo?

Giovanni Lorenzini - La Nazione












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